Studio WOK è uno studio italiano di design e architettura fondato da Matteo Bianchi e Andrea Sarti. Conosciuto per il suo approccio innovativo e concettuale, lo studio realizza progetti che fondono arte, architettura e design industriale. Il loro lavoro abbraccia diversi ambiti, tra cui esposizioni, installazioni e design di prodotto, con un focus sulla creazione di esperienze che esplorano i confini tra il mondo fisico e quello digitale.
Avete un approccio distintivo al design degli spazi. In che modo questo definisce la vostra filosofia e come influisce sull’insegnamento dell’Interior Design?
Il nostro interesse è rivolto principalmente alla costruzione di un habitat di qualità, a prescindere dalla funzione specifica. Nel tempo gli usi possono mutare, quello che rimane è la qualità dello spazio, l’impatto e l’emozione data dai materiali e dalla luce.
A nostro avviso, un approccio etico e contemporaneo della professione dovrebbe concentrarsi sulla progettazione di spazi che durino nel tempo. Se lo spazio ha una sua qualità, le giuste aperture, un corretto utilizzo dell’illuminazione naturale, qualsiasi cosa andrà lì dentro sarà bella e corretta.
In che modo insegnate agli studenti a esplorare la relazione tra l’arredamento e gli spazi che gli esseri umani abitano? Qual è la filosofia che sta dietro alla vostra visione?
All’interno del master in interior design gli studenti avranno un approccio sia legato ai software ma anche legato ai modellini analogici, come mai questa scelta?
Crediamo che la tecnologia sia molto importante se utilizzata come mezzo per aiutare la rappresentazione di un progetto e per velocizzare alcuni processi. L’uso di modellini analogici può invece diventare un importante strumento progettuale; verificare in maniera empirica lo spazio e le sue proporzioni, la luce naturale che lo avvolge e toccare con mano la materia permette di avere un controllo diretto e più profondo del processo creativo.
Il lavoro sul campo è una componente chiave del programma in interior design. Che valore portano agli studenti le visite esterne, come quelle ad esempio ai laboratori?
Il Master è stato ideato per essere un percorso che, modulo dopo modulo, permetterà agli studenti di acquisire una comprensione strategica dei processi creativi che compongono l’ampio spettro della disciplina dell’interior design.
Agli insegnamenti teorici da parte dei module leaders e di lecturers esterni verranno aggiunte ore in laboratorio modellistica, interventi mirati da parte di professionisti appartenenti a discipline specialistiche complementari all’architettura, oltre a visite ad aziende leader nel campo dell’interior design.
L’alternanza tra approcci analitici, sensoriali, pratici e tecnologici stimolerà lo studente alla formazione di una propria cifra stilistica.
Come incoraggiate gli studenti a bilanciare le conoscenze tecniche con la comprensione dei rituali domestici e del comportamento umano?
L’abitante, come lo chiamava Gio Ponti, introduce all’idea di un abitante che partecipa all’abitare, interviene in qualche modo nello spazio e lo genera, rendendolo fresco e vitale, rinnovandolo di continuo.
Perché è importante che gli studenti sviluppino una visione complessiva dello spazio invece di concentrarsi su elementi isolati?
In che modo il master in interior design riflette l’importanza di mescolare tradizione e innovazione?
Quali tendenze vedete plasmare il futuro del design d’interni e come preparate gli studenti a questi cambiamenti?