Conosci Meglio Michelangelo Cianciosi

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Michelangelo Cianciosi è un Executive Creative Director con una carriera di successo presso alcune delle più grandi agenzie di comunicazione, tra cui Ata De Martini, DDB, Leo Burnett, Armando Testa e Leagas Delaney. Nel 2021, ha co-fondato The Bunch insieme ad altri partner. Ha realizzato campagne per Fastweb, Audi, Campari, Gazzetta dello Sport, Ferrero, ING DIRECT, Pirelli, Iren e molti altri marchi, ottenendo riconoscimenti nazionali e internazionali come i premi Cannes Lions, New York Festival, Epica, Cristal Festival e ADCI.

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Qual è il valore aggiunto di aver sviluppato un master in communication design che ha un approccio multidisciplinare?

Io, come tanti colleghi, appartengo a una generazione che già proviene a sua volta da corsi e master dedicati alla creatività. Personalmente ricordo benissimo il senso di vuoto provato alla fine della mia esperienza, in cui certamente avevo imparato a “fare la mia parte” in ambito creativo, con tantissime esercitazioni, ma in cui faticavo a inquadrare me stesso in una visione più ampia che ho acquisito poi solo con l’esperienza. L’ambizione di un corso come questo, multidisciplinare, è di creare una figura di creativo conscio di cosa gli accade intorno, che non ragioni per compartimenti stagni ma che abbia uno sguardo che copra tutto il processo dall’inizio alla fine. Siamo convinti che un creativo consapevole sia un creativo migliore.

Come si differenzia il Master in Communication Design di SPD rispetto ad altri corsi di comunicazione sul mercato? Quale importanza ricopre il fatto che SPD sia una scuola di altissima formazione nelle discipline di design da più di 70 anni?

Innanzitutto salta agli occhi la sua vocazione internazionale. Lo dicono i numeri: gli studenti iscritti al Master vengono da quasi tutti i continenti. Questo ci permette di sviluppare un corso che non sia esclusivamente “italocentrico” sia come input che come output. Oltre a dare una formazione senza barriere ci aspettiamo, infatti, anche di ricevere dai nostri ragazzi un contributo diverso sul lavoro che faremo insieme. Poi l’offerta formativa, che apre a discipline che difficilmente vengono integrate in corsi del genere. Il nostro mantra è “Think first, design later”, perché vogliamo mettere il pensiero creativo al centro del nostro percorso. Solo un’istituzione come la Scuola Politecnica di Design, con la sua storia, poteva pensare di dar forma a un percorso innovativo come questo, che da una parte è accreditato dall’Università Teesside, con tutte le garanzie che questa collaborazione può offrire, dall’altra lavora a stretto contatto con clienti veri, che verranno a proporre brief reali e a giudicare i lavori che ne deriveranno.

Che ruolo giocano i brand reali nel processo formativo? Puoi fare qualche esempio
concreto di campagne sviluppate dagli studenti?

La presenza attiva di grandi brand che intervengono nel corso del Master è sicuramente un fiore all’occhiello e un punto differenziante di come l’abbiamo costruito. Mettersi in gioco sul lavoro vero in termini di richieste e di tempistiche è fondamentale per la formazione di ragazzi che dovranno essere efficaci, ma anche efficienti. Lo faremo su campagne che spazieranno dai mezzi più classici a quelli più innovativi, approfittando della ricchezza espressiva che la tecnologia e il mercato mettono oggi a disposizione del pensiero creativo.

Come vede il ruolo del communication designer nell’attuale panorama mediatico?

Il communication designer, oggi, deve avere tutte le competenze per intervenire non solo nell’ultimo miglio della creatività, ma anche nelle scelte strategico-creative dei clienti che, sempre di più, vogliono parlare con i creativi. Il pensiero laterale, in fondo, non è soltanto un metodo per fare buona creatività, ma anche un modo per trovare soluzioni a problemi che il semplice pensiero lineare non riesce ad affrontare.

Secondo te, quali sono oggi le competenze imprescindibili e in che modo il master aiuta gli studenti ad acquisirli?

Il communication designer deve uscire dal reparto creativo e diventare un leader culturale; deve imparare a interpretare il mercato e in generale il mondo che lo circonda e proporre approcci innovativi che rompano le regole e aprano nuove strade, ma deve farlo convincendo persone che opporranno continuamente un “abbiamo sempre fatto così”. La credibilità per riuscire a farlo passa attraverso una conoscenza molto puntuale delle regole stesse, un approccio empatico che permetta di mettersi nei panni dei propri interlocutori e pensiero critico, tutte competenze che il master si preoccupa di sviluppare.

Il Master tocca settori in evoluzione come la tecnologia e il digitale. Come vengono
integrate queste trasformazioni nei contenuti formativi?

Tenendo fede all’assunto per cui il pensiero e l’idea vengono prima di tutto, offriamo ai nostri studenti tutti gli strumenti per sentirsi a proprio agio in un mondo iperdigitalizzato e per poter offrire soluzioni innovative anche grazie alle tecnologie. Il bello di questo mestiere è che non rimane mai uguale a sé stesso troppo a lungo e non c’è mai stata come oggi l’opportunità di poter sviluppare le proprie idee in modi così diversi tra loro.

Cosa speri che gli studenti portino con sé dopo aver frequentato il Master?

Stephen King nel suo bellissimo saggio sulla scrittura, On Writing, parlava di una cassetta degli attrezzi che ogni autore dovrebbe avere e che a prescindere dal talento dovrebbe essere alla base del lavoro di ogni scrittore che si rispetti. Ecco, quello che spero è che ognuno dei ragazzi del corso esca con un bagaglio di conoscenze ed esperienze che lo aiuti ad aprire le mille porte che gli si apriranno davanti nel mercato della comunicazione e con la sicurezza nei propri mezzi che li aiuti a fare le scelte giuste.