Come è nato il tuo interesse per il cibo come oggetto di design?
Il mio interesse per il cibo come oggetto di design è nato verso il 1995 dall’osservazione di come il cibo non sia solo nutrimento, ma un potente veicolo di comunicazione e cultura. La sua capacità di stimolare i sensi, creare connessioni sociali e raccontare storie mi ha spinto a esplorarne il potenziale in termini di design. A metà degli anni ’90, la tecnologia aveva iniziato a cambiare la quotidianità, ma il cibo e il consumo del cibo rimanevano sempre gli stessi. Il mio interesse era cambiare questo cibo per adattarlo ai nuovi stili di vita, darle un formato contemporaneo e trasformarla in un oggetto di design.
Quali esperienze o influenze hanno formato la tua visione del food design? E in che modo hai deciso di tradurle all’interno del master sviluppato con SPD di cui sei Course Leader?
Dal 1997, quando ho fatto la mia prima mostra di food design, ho continuato a sviluppare e sperimentare formati e idee intorno a un concetto di cibo pensato attraverso il progetto di design. Questo procedere mi ha fatto capire che il food design è un campo che abbraccia molteplici discipline: design, arte, scienza, antropologia e sostenibilità. Nel master con SPD, abbiamo voluto tradurre questa visione offrendo agli studenti un approccio olistico, con un equilibrio tra teoria e pratica, per formarli come professionisti capaci di interpretare le sfide contemporanee e future.
Qual è l’obiettivo principale del master in food design: estetica, funzionalità, sostenibilità, o qualcosa di più profondo?
L’obiettivo principale del master è quello di formare designer che siano in grado di creare un impatto significativo attraverso il cibo. Non si tratta solo di estetica, funzionalità o sostenibilità, ma di comprendere il cibo come un mezzo per affrontare problematiche sociali, ambientali e culturali. Lavoriamo per sviluppare una visione critica e consapevole, dando agli studenti gli strumenti per progettare soluzioni innovative che abbiano un valore etico e umano.
Che ruolo gioca la sostenibilità nel food design oggi e in che modo gli studenti del master ne affronteranno la problematica?
La sostenibilità è un pilastro fondamentale del food design oggi. È impossibile parlare di cibo senza considerare l’impatto ambientale, economico e sociale della sua produzione e consumo. Nel master, gli studenti esplorano la sostenibilità da diverse prospettive: dall’uso di materiali biodegradabili e tecniche di coltivazione alternative, fino a progetti che incentivano il riutilizzo degli scarti alimentari o promuovono modelli di consumo più consapevoli.
Quali sono le sfide principali che un food designer oggi deve tenere in considerazione nella progettazione di cibo o di esperienze legate al cibo?
Un food designer deve affrontare molte sfide complesse: la crescente richiesta di sostenibilità, la necessità di rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più consapevole, il rispetto per le tradizioni culturali e, allo stesso tempo, l’innovazione. Inoltre, deve considerare fattori come l’accessibilità, la lotta contro lo spreco alimentare e l’evoluzione tecnologica che sta cambiando il modo in cui produciamo e consumiamo il cibo.
Come immagini il ruolo del food design e del food designer tra 20 anni?
Tra 20 anni, immagino il food designer come una figura ancora più strategica, coinvolta non solo nella progettazione di prodotti ed esperienze, ma anche nella definizione di politiche alimentari e modelli di consumo sostenibili. La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale, ma sono convinto che il food design sarà una delle poche discipline che lavoreranno con oggetti della vita reale.