Guidati da Rana Rmeily e Francesca Gotti, gli studenti del Master in Event and Exhibition Design della Scuola Politecnica di Design hanno partecipato a un workshop speculativo e di ricerca dedicato al futuro di una delle istituzioni culturali più emblematiche d’Italia: la Triennale di Milano. Prendendo come punto di partenza la 24ª edizione, “Inequalities”, gli studenti sono stati invitati a immaginare la 25ª Triennale, assumendo il ruolo di futuri curatori, exhibition designer e pensatori critici.
Progettare per l’urgenza e la rilevanza
Il workshop è iniziato con un’analisi critica dell’esposizione attuale. Da lì, gli studenti si sono proiettati nel futuro prossimo, ponendosi domande come: quali temi globali sarà necessario affrontare? Quali conversazioni dovranno trovare spazio? Più che cercare una risposta unica, il workshop ha preso la forma di un laboratorio curatoriale collettivo, in cui gli studenti hanno collaborato per definire temi, costruire narrazioni e riflettere sul modo in cui la cultura viene oggi raccontata e trasmessa.
Curare attraverso lo spazio
Gli studenti hanno poi esplorato e selezionato diverse tipologie espositive — da quelle basate su artefatti o ricerche, fino a quelle più performative o immateriali per dare forma ai contenuti scelti. Ogni partecipante o gruppo ha progettato un ambiente spaziale distinto, capace di esprimere la propria visione curatoriale e allo stesso tempo contribuire a una visione d’insieme coerente di ciò che potrebbe essere la 25ª Triennale.
Un laboratorio di futuri culturali
Il workshop si è concluso con una proposta curatoriale condivisa, che ha unito voci, idee e ambienti progettati in una visione unificata. In questo processo, gli studenti non hanno solo immaginato che aspetto potrebbe avere una mostra, ma anche come essa possa mettere in discussione, ispirare e rispecchiare il mondo che ci circonda.
Ripensare il formato espositivo
Grazie a questa esperienza, gli studenti sono stati stimolati a ripensare criticamente il modo di fare mostre, sperimentando con forme di autorialità collettiva, formati non convenzionali e il ruolo dello storytelling spaziale nel definire il discorso culturale di domani.