All’interno del workshop Immersive Practices, la coreografa e performer Federica D’Aversa ha guidato gli studenti del Master in Event and Exhibition Design (MEED) in un’esplorazione intensa su come lo spazio possa essere modellato—e percepito—attraverso il corpo. Il workshop è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Studio Wok e Associate Studio.
Il Corpo come Strumento di Consapevolezza Spaziale
L’approccio di D’Aversa parte da un’idea semplice ma profonda: la nostra presenza influenza lo spazio tanto quanto lo spazio influenza noi. Collegando corpo, spazio e atmosfera, ha guidato gli studenti del MEED verso una consapevolezza più profonda di come gli ambienti immersivi non siano solo creati, ma anche abitati, percepiti e trasformati.
Punti Salienti del Workshop
Attraverso due momenti distinti—Sensibilizzazione e Apertura del Corpo e Esplorazione attraverso l’Improvvisazione—gli studenti hanno partecipato a esercizi fisici e percettivi per sbloccare la propria intelligenza spaziale.
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Le Scelte del Corpo e l’Impatto sullo Spazio – Come la nostra postura, il movimento e i gesti ridefiniscono la scala e l’intenzione di uno spazio.
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Presenza Individuale vs Collettiva – La dinamica tra movimento solitario e flusso di gruppo, e come la collettività generi nuove atmosfere.
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Spazio Interno ed Esterno – Cosa significa contrarre o espandere uno spazio attraverso l’espressione creativa? Come l’ambiente plasma il nostro comportamento?
Un Dialogo tra Corpo e Atmosfera
Le improvvisazioni guidate si sono ispirate a riferimenti artistici e teorici come Alberto Burri, Lucio Fontana e William Forsythe. D’Aversa ha posto l’accento sulla propriocezione—la capacità di percepire il proprio corpo nello spazio—come strumento fondamentale per progettare ambienti immersivi che risultino vissuti e risonanti a livello emotivo.
Lo Spazio come Materia, il Corpo come Mezzo
“La mia ricerca si concentra sullo spazio che diventa materia attraverso il corpo, e sul corpo che viene plasmato dallo spazio,” ha spiegato D’Aversa.
La sua esperienza come performer le ha insegnato che lo spazio offre più risposte che domande, se ci permettiamo di attraversarlo con apertura e sensibilità.
Una Nuova Prospettiva sul Design
Per gli studenti MEED, il workshop non è stato solo un’esperienza di movimento. È stato un modo per comprendere il design dall’interno. D’Aversa ha ricordato che gli spazi immersivi nascono dal corpo—non solo come fruitore, ma come strumento creativo.
“La propriocezione ci aiuta a compiere scelte sensibili,” ha detto, “in dialogo con la materia del mondo esterno e con gli spazi interiori che portiamo con noi.”
Il workshop ha lasciato gli studenti non solo ispirati, ma anche radicati in un nuovo modo di pensare: il corpo non è separato dal design—è design.